Anche se l'organismo si abitua gradualmente all’eroina e derivati, può accadere che la dose assunta (incidentalmente o intenzionalmente) sia troppo elevata, inducendo uno stato di intossicazione acuta che porta alla morte, se non trattata immediatamente.
L’overdose da eroina si può verificare anche a seguito di assunzione dopo un periodo di astinenza prolungata, in cui l'organismo ha ridotto la tolleranza all’eroina.
L’overdose da eroina è specifica e inconfondibile, diagnosticabile dalla presenza di tre sintomi: miosi, respirazione ridotta o assente e coma.
In questo caso occorre somministrare immediatamente naloxone e sottoporre il paziente a rianimazione, cercando di ripristinare la funzione respiratoria.
Specialmente il naloxone e il naltrexone sono farmaci antagonisti degli oppiacei in grado di spostare le molecole di eroina-morfina e similari dai recettori cerebrali, interrompendone l'azione e quindi l’overdose da eroina.
In particolare l'azione del naloxone è estremamente rapida, cosa che lo rende un farmaco salvavita in caso di intossicazione acuta da eroina (overdose).
Il naltrexone invece si lega in modo più duraturo a tali recettori e inibisce l'azione di oppio e derivati per un periodo prolungato nel tempo, e si usa nella disintossicazione per impedire l'effetto eccitante della droga.
Complicanze letali che possono sopraggiungere, specie se il soggetto è affetto da cardiopatie, sono:
- edema polmonare,
- insufficienza cardiaca destra,
- infarto,
- paralisi intestinale,
che vanno trattate con terapia rianimativa e sintomatica.